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Full Stack Developer

Le mie competenze in #Sviluppo Web

WordPress e Breakdance programmati per portare la struttura del contenuto — post_type, campi ACF, template — fin dentro il codice.

WordPress · Breakdance · ACF · API
• Il problema

Tante pagine.
E nessun filo conduttore.

Puoi costruire un sito intero a pagine e sottopagine. Va online, "funziona".
Ma quelle pagine sono isole: sotto non c'è struttura, niente che le colleghi, nessuna relazione.
Aggiungi contenuti e ottieni solo altre pagine sparse.

Un sito che non sa come sono legati i suoi stessi contenuti non può accompagnare nessuno: né l'utente, né Google.
Siamo in una sala riunione dove sulla lavagna è presente una Customer Journey e sulla scrivania varie proposte di Topic Cluster.
Siamo in una sala riunione dove sulla lavagna è presente una Customer Journey e sulla scrivania varie proposte di Topic Cluster.
• Il mio approccio

Ogni pagina è un incrocio di coordinate.

Per me una pagina non è "una pagina". È il punto preciso in cui si incontrano quattro coordinate:

  • Identità: un post_type dedicato con una propria struttura dati. Una case history non è una news con un'etichetta diversa: è un'altra cosa.
  • Topic: l'argomento principale, la radice, il contesto di lettura che poi si concretizza in uno spoke del suo cluster. Vive anche nell'URL per definire la gerarchia.
  • Target: per chi è scritta. L'audience, dichiarata anche nello schema.org, così i crawler AI sanno non solo di cosa parla la pagina, ma per chi è pensata.
  • Journey: awareness, consideration, decision: a che punto del viaggio questa pagina parla all'utente. Detta tono, contenuto e passo successivo.

Su ogni tipologia di contenuto ACF crea la struttura dati persistente: i campi che quella tipologia deve sempre avere.
Quella struttura la uso due volte: nel template (come si mostra) e nello schema.org (come si spiega alle macchine). Spesso è lo schema stesso a dirmi quali campi servono: parto dal significato, e i campi seguono.

Così il contenuto non è un mucchio di pagine, ma un grafo connesso con relazioni che l'utente, Google e le AI possono percorrere.

Qui che la Customer Journey e la topical authority smettono di essere teoria da slide e diventano codice.
• Gli attrezzi

Pochi attrezzi, ma usati con cura

Ognuno mi serve a costruire quella struttura e a non perderne mai il controllo.
Entrare in profondità su ognuno di essi mi permette di estenderli per raggiungere i miei obiettivi.

Niente scatole nere: se non capisco cosa succede sotto, non lo uso.

WordPress

Inizialmente una scelta forzata, ma come ogni cambiamento è necessario vederne i punti forti e i compromessi.

La tratto come una base di partenza che mi permette di personalizzarla, più o meno facilmente, con dei plugin, anche scritti da me.

Non mi faccio chiudere in un recinto, ho imparato a conoscerla e a capirne i meccanismi per poterla programmare ed integrare a mio piacimento: ogni pezzo che aggiungo lo capisco e lo governo.

Breakdance

Costruzione visuale con output pulito, cosa rara tra i page builder. Controllo l'HTML che genera, e un markup pulito è ossigeno per performance, accessibilità e SEO.

E dove non arriva, lo estendo: ho scritto Dynamic Data, Elements, Conditions e Actions su misura per portare i miei dati nei template senza uscire dall'editor, ma soprattutto per raggiungere gli obiettivi di progetto e semplificare la vita del cliente.

ACF

Il ponte tra i dati e tutto il resto. Modello i campi di ogni contenuto e li definisco via codice (Local JSON), così sono versionabili e ripetibili tra progetti, non cliccati a mano ogni volta.

Dove trovo limitazioni, anche qui, lo estendo, posizioni, condizioni, tutto ciò che mi permette di creare una struttura solida e coerente. Questi campi alimentano il template e lo schema.org: una fonte, due usi.

Siamo in una sala riunione dove sulla lavagna è presente una Customer Journey e sulla scrivania varie proposte di Topic Cluster.
• Le mie mani

Dove lo strumento si ferma, ci metto le mani.

Costruisco il plugin del cliente: tutto quello che serve per far vivere e sopravvivere il suo sito, in un unico posto. Come un artigiano configuro con cura ogni singola funzionalità, ottimizzando performance e flessibilità.

Un unico plugin, con providers per estendere core e plugin e tanti moduli che definiscono ed estendono il sistrma per le singole aree. Autoload PSR-4, configurazione scritta nel codice invece che cliccata a mano. Perché ciò che è programmato è ripetibile, versionabile, e non si rompe al prossimo aggiornamento.

Questo è swing: la parte che non trovi in nessun manuale.
• l'AI nel flusso

Un secondo paio di occhi, non un pilota automatico.

L'AI nel mio lavoro c'è, ogni giorno: mi genera il boilerplate, mi fa da specchio sull'architettura, mi becca l'errore che a mezzanotte non vedo più. È il pair-programmer che non si stanca.

Ma il controllo resta mio. Leggo ogni riga, la capisco, lo estendo a ciò che serve, come ho sempre fatto col codice degli altri.

L'AI accelera, non decide.

È una relazione, non un pulsante magico: a volte mi serve qualcuno che mi supporti, a volte qualcuno che mi giudichi.
Siamo in una sala riunione dove sulla lavagna è presente una Customer Journey e sulla scrivania varie proposte di Topic Cluster.
• Lo sguardo d'insieme

Il codice, da solo, non basta.

Un sito ben costruito è la base, non il traguardo. Perché quel codice ha senso solo se i dati lo possono leggere e la SEO lo può raccontare.

L'ecosistema che preparo incontra e nutre gli altri due pezzi.

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• E Adesso

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Dore Angelo
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