Full Stack Developer
Sviluppo Web
WordPress e Breakdance programmati per portare la struttura del contenuto — post_type, campi ACF, template — fin dentro il codice.
Misurare il sito lungo le stesse coordinate con cui è stato costruito: GTM, GA4, Looker Studio, per trasformare i numeri in decisioni.
Installi GA4, parte il contatore, e in un mese hai una montagna di numeri: sessioni, pagine viste, frequenza di rimbalzo. Bellissimi in riunione (forse). Poi la dashboard si chiude e nessuno decide niente, forse perché quei numeri non hanno saputo raccontare nessuna storia.
Il problema non è quanti dati raccogli. È che quei dati non rispondono a una domanda: si accumulano e basta.
Ho costruito un'infrastruttura modulare per raccogliere eventi e dati precisi. Qui la parola architect smette di essere un vezzo: con Google Tag Manager progetto un ecosistema di tracciamento su misura, evento per evento, funnel per funnel. Non installo un tag: disegno il perimetro di misurazione.
Ad ogni evento vengono associate le coordinate di significato:
Raccogliere, capire, raccontare. Tre strumenti, un solo flusso e in ognuno entro in profondità.

L'architetto vero e proprio. Qui costruisco l'ecosistema: dataLayer, eventi su misura, funnel di conversione mappati sulla Customer Journey.
Non "traccio un click": decido cosa misurare, dove, e cosa significa.

Il raccoglitore. Grezzo e potente — ma configurato non a caso: sulle dimensioni che contano davvero (target, topic, fase), non su ciò che misura di default. Lo piego alle domande giuste.

Il narratore. Dashboard che non abbelliscono una riunione: rispondono a una domanda. Dove si perde l'utente? Quale contenuto porta a casa il risultato? Se un grafico non aiuta a decidere, non entra.
Gli strumenti di serie coprono il grosso. Il pezzo che fa la differenza, però, lo scrivo io, ed è qui che il mestiere diventa artigianato.
Il tracciamento di serie non basta, disegno l'architettura di dimensioni e metriche custom che vengono associate ad eventi su misura: un dataLayer pensato per leggere gli interessi dei Targets, comprendere le performance dei Topics e visualizzare il percorso della Customer Journey.
Nel mio flusso l'AI c'è — ma forse non dove te l'aspetti. La uso per costruire la misura: mi scrive e mi rivede il codice delle automazioni (Apps Script), il JavaScript custom in GTM, le regex per trigger e filtri, il boilerplate di un tracciamento nuovo. Lì è il pair-programmer che non si stanca.
Quello che non faccio ancora — e te lo dico con la stessa sincerità con cui condivido tutto il resto — è usare l'AI per leggere i dati: trovare l'insight, decidere cosa significa un numero, legarlo alla domanda di business. Quella parte, per ora, è tutta mia. Non perché l'AI non possa aiutare, ma perché non l'ho ancora imparato davvero. Il giorno in cui lo integrerò nel mio modo di analizzare, lo troverai scritto qui.
Per adesso vale così: l'AI mi accelera la costruzione, il significato lo do io.
Senza struttura a monte non c'è niente di pulito da misurare; senza lettura a valle, la SEO va alla cieca.
WordPress e Breakdance programmati per portare la struttura del contenuto — post_type, campi ACF, template — fin dentro il codice.
Dichiarare il significato di un sito in un linguaggio che Google e gli answer engine possono leggere: schema.org, JSON-LD, semantica on-page.
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